La posizione di Confcommercio sul nuovo DEF

Nella seduta del 16 aprile scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Documento di economia e finanza, che vede nel 2021 la crescita del Pil programmatico al 4,5%. Nel 2022, invece, il Pil è visto in crescita del 4,8%, per poi aumentare del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024 con “tassi di incremento mai sperimentati nell’ultimo decennio”. Il rapporto deficit/Pil è stimato all’11,8% nel 2021, un livello “molto elevato dovuto alle misure di sostegno all’economia e alla caduta del Pil”, un tasso che scenderà poi al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. Nel 2025 tornerà a scendere sotto il 3%. Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024. Nel DEF “lo scenario tendenziale si fonda sull’attesa che, dopo la prossima estate, le misure di contrasto all’epidemia da Covid-19 avranno impatti moderati e decrescenti con flussi turistici che recupererebbero nel 2022 e tornerebbero ai livelli pre-crisi nel 2023” – ha dichiarato Enrico Postacchini, componente di Giunta di Confcommercio-Imprese per l’Italia, nel corso dell’audizione in Parlamento sul DEF – “sono annotazioni che rafforzano le esigenze del più tempestivo e compiuto decollo della campagna di vaccinazione e dell’adozione di strumenti quali il passaporto vaccinale, nonché della definizione di un cronoprogramma delle riaperture, sorretto tanto da chiari e certi dati di riferimento, quanto dalla considerazione dell’evidente insostenibilità economica e sociale dell’affidamento prioritario al modello del ‘più chiusure’.