Rapporto CRESME, edilizia in parziale ripresa

E’ stato presentato a Milano, martedì 27 novembre, il nuovo rapporto congiunturale e previsionale del CRESME dedicato al mercato delle costruzioni e agli scenari di medio periodo (2018-2023). L’analisi CRESME testimonia una ripresa che sembra essere finalmente iniziata. Per quanto riguarda il 2018, si prevede una crescita del +2% in valori reali degli investimenti in costruzioni, con un incremento significativo soprattutto nell’edilizia residenziale privata, sia per quanto riguarda il “nuovo” (+3,4%) che nel “recupero edilizio” (+1%); cresce anche l’edilizia non residenziale privata , sia nel nuovo (+5,6%) che nel rinnovo (+2,2%). Anche le opere pubbliche dovrebbero far registrare un segnale di inversione, con un +1,5% rispetto al 2017. “Nel quadriennio 2019-2022 – scrive il CRESME – tutti i motori delle costruzioni dovrebbero essere accesi, e determinare una crescita del settore con tassi superiori al 2% tra il 2019 e il 2021, ma con dinamiche calanti: +2,5% nel 2019, +2,3% nel 2020, +2,1% nel 2021. Nel 2022 si dovrebbe scendere sotto il 2%. Nel 2019-2021 dovrebbero essere in particolare le nuove costruzioni a trainare il mercato, nel residenziale, non residenziale e nelle opere pubbliche. Anche con una crescita di questo tipo (che fa riferimento a uno scenario economico-politico di sostanziale stabilità), il settore delle costruzioni in Italia resterebbe fortemente ridimensionato rispetto al primo decennio degli anni duemila. Oggi il settore (investimenti in nuovo e rinnovo) vale infatti il 29% in meno rispetto alla media 2005 – 2007. Qualora si dovesse concretizzare la previsione di crescita del CRESME, il settore avrebbe comunque nel 2023 un valore del 23% inferiore (sempre in valori reali) rispetto alla media degli anni 2005 – 2007. Resta preponderante il valore degli investimenti concernenti il recupero edilizio: nel 2008 il recupero valeva il 57% del totale (investimenti e manutenzione ordinaria), mentre oggi vale il 73,8%.