Secondo un’analisi del Joint Research Centre (JRC), il centro di ricerca della Commissione europea, la maggior parte dei costi necessari per raggiungere gli obiettivi della direttiva europea “Case Green” (EPBD) sarà sostenuta dai proprietari degli immobili. Dall’esame dei primi sedici piani nazionali di ristrutturazione inviati a Bruxelles, emerge infatti che il contributo pubblico coprirà in media solo il 20-30% delle spese, mentre circa i due terzi degli investimenti resteranno a carico dei privati. La direttiva EPBD impone agli Stati membri di ridurre i consumi energetici medi degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con l’obiettivo della completa decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050. Ogni Paese deve definire il proprio percorso attraverso un piano nazionale di ristrutturazione. Finora diciotto Stati hanno trasmesso una versione preliminare del documento, mentre l’Italia è ancora in ritardo, circostanza che ha determinato l’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Il rapporto evidenzia inoltre che la direttiva non prevede finanziamenti europei dedicati: Bruxelles rimanda principalmente all’utilizzo di fondi comunitari già esistenti e alle risorse messe a disposizione dai singoli Stati. Ne consegue che il ruolo dei capitali privati sarà determinante per raggiungere gli obiettivi fissati. Quanto ai costi degli interventi, quasi tutti i piani presentano stime economiche: cinque Paesi prevedono una spesa inferiore a 200 euro al metro quadrato, quattro stimano costi compresi tra 200 e 500 euro al metro quadrato, mentre uno supera i 500 euro al metro quadrato.
Case Green, procedura d’infrazione per tutti i Paesi UE
La Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri dell'Unione, inclusa l’Italia, per non aver recepito entro i termini stabiliti la direttiva “Case Green”. I governi nazionali dispongono ora di due mesi per fornire...









