Le micro e piccole imprese sono il motore dell’economia italiana. Rappresentano il 95% delle aziende, producono quasi un terzo del Pil e impiegano circa la metà degli occupati. Ma negli ultimi quindici anni sono anche le imprese che hanno subito la maggiore contrazione nell’accesso al credito. È il principale dato evidenziato dal primo Libro Bianco sul credito alle micro e piccole imprese, coordinato dalla professoressa Paola Paoloni dell’Università La Sapienza di Roma e presentato il 30 giugno a Roma. Il numero delle micro e piccole imprese è rimasto sostanzialmente invariato, intorno ai 5,5 milioni, mentre il credito loro destinato ha continuato a diminuire. Tra il 2011 e il 2024 lo stock di finanziamenti alle imprese con meno di 20 addetti è sceso da 171 a circa 107 miliardi di euro. La riduzione è pari al 37%, ovvero circa 64 miliardi di euro. Nella seconda metà del 2025 il credito complessivo alle imprese è tornato a crescere dell’1,2%, ma quello destinato alle micro e piccole imprese ha registrato un’ulteriore contrazione di circa 5 miliardi. A pesare sono soprattutto fattori strutturali dell’offerta: costi elevati per l’istruttoria dei piccoli prestiti, asimmetrie informative, tempi lunghi di recupero delle garanzie reali e il progressivo ridimensionamento delle reti bancarie sul territorio.
Il Nord si rafforza, mezzogiorno ancora in ritardo
Nel 2026 il Pil italiano crescerà dello 0,9% e i consumi dell’1,2%, risultati migliori di quelli del 2025. Ma è una ripresa che continua a procedere a velocità diverse: se le regioni del Centro-Nord marciano abbastanza spedite, il Mezzogiorno mantiene ritmi più...









