Il conflitto in Medio Oriente, con la relativa fiammata dei prezzi energetici, non solo ha velato di incertezza l’andamento del quadro economico ma ha frenato un andamento congiunturale che era positivo, con inflazione contenuta all’1,5%, consumi e Pil in crescita e occupazione ai massimi. Il rischio è la riduzione di reddito disponibile e consumi, con questi ultimi che nello scenario più negativo potrebbero ridursi fino a 963 euro a famiglia nel biennio 2026-2027. Il Pil, sempre nello scenario peggiorativo, potrebbe crescere appena del +0,3% nel 2026 e del +0,4% l’anno successivo. È questo lo scenario indicato da Mariano Bella, Direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, nell’analisi “La scommessa della crescita per superare la crisi”, presentata al Forum Confcommercio “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”. Il rallentamento della crescita dell’Italia non dipende da shock internazionali ma da fattori strutturali interni all’opera da decenni. Dopo il boom economico, infatti, la crescita è andata progressivamente crollando: dal +4,7% del periodo 1966-1980 si è scesi all’1,8% tra il 1981 e il 2007, fino ad arrivare allo zero dell’ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita in 60 anni dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo. Senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione.
A maggio inflazione sopra la soglia del 3%
Netta accelerata dell’inflazione a maggio: l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic) al lordo dei tabacchi è infatti cresciuto dello +0,4% % su base mensile e del +3,2%% su base annua (nel mese precedente l’aumento era stato del 2,7% e...









