È stata pubblicata nei giorni scorsi la nuova analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, dedicata all’andamento dei consumi: Il livello del reddito delle famiglie in aggregato e in termini di potere d’acquisto è ai massimi dal 2013. Ai massimi di sempre è anche l’occupazione. L’aspetto di debolezza dell’attuale scenario è costituito dal profilo dei consumi delle famiglie. Sinteticamente, il tratto comune della psicologia collettiva potrebbe essere: “voglio, posso (reddito disponibile crescente in termini di potere d’acquisto), ma in fondo non me la sento di spendere per l’incertezza” che, in parte, è auto-inflitta a causa del viraggio negativo che contraddistingue il processo di elaborazione delle informazioni esterne. In realtà gli italiani sottostimano grandemente e più degli altri concittadini europei la variazione del proprio reddito reale: ci percepiamo peggio di come siamo. E, quindi, spendiamo meno di quanto potremmo. In questo ambito si trova la relazione che lega incertezza congiunturale con le cause strutturali. La bassa crescita endemica che ci ha contraddistinto nell’ultimo quarto di secolo costituisce una zavorra psicologica per le scelte correnti e prospettiche. Ma, nel complesso, una crescita dei consumi all’1% reale quest’anno sembra, oggi, un obiettivo raggiungibile.
Il Nord si rafforza, mezzogiorno ancora in ritardo
Nel 2026 il Pil italiano crescerà dello 0,9% e i consumi dell’1,2%, risultati migliori di quelli del 2025. Ma è una ripresa che continua a procedere a velocità diverse: se le regioni del Centro-Nord marciano abbastanza spedite, il Mezzogiorno mantiene ritmi più...









